Orfeo incatenato

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Mon coeur mis à nu

Pubblicato da Chiara su 22 giugno 2009

Dopo un anno e mezzo ho ripreso a leggere Baudelaire..e ho riscoperto un inedito di Kerouac, Orfeo Emerso. Ne sono di nuovo attratta, molto. Mi sono invece allontanata,periodicamente, da Thomas e Rimbaud, non so perchè, è così e basta, è successo, al di fuori del controllo.

Ogni autore, ogni canzone, ogni citazione, ogni verso scritto mi esprime più completamente di un banale discorso che parte da un semplicistico e noioso: parlami di te. La mia stranezza è la normalità privata della maschera che livella e lima tutte le “deformità“; più nuda io nelle mie parole gettate dal nulla senza pravviso, che voi nei vostri discorsi logorroici; narratori di pianure immaginarie, di eccessi e di sentimenti semplicizzati all’ossesso. L’inusualità di questa innocente nudità ve la rende agghindata e baroccamente coperta. L’opposto. Voi, agghindati di ghirigori inutili e stucchevoli, tutti simili tra loro; abiti intessuti dalle stesse parole, le stesse oscene e piatte espressioni per ogni essere. L’artificiosità vi ha offuscato incapacitandovi a cogliere l’essenza, un’omologazione ben più che materialista, perchè di spirito.

Due uomini non parlano mai lo stesso linguaggio. Due “ti amo” non sono mai all’unisono ma appaiono discordanti come le voci di chi li pronuncia. L’amore stesso è una ricerca di completezza e innalzamento, curiosità e conoscenza, condita da tanto altro.Certo non è comprensione, nè compagnia, nè affiatamento: non può esserci comprensione tra due linguaggi sconosciuti, nè compagnia tra esseri unici e singolari, se ciò avviene è la solita limatura per rendere compatibili anime solitarie. La purezza e la naturalezza di espressioni diverse, contrastanti, che accentuano i dislivelli di ogni Ego penetrando gli scarni sentimenti, seguendo fedelmente ogni lineamento anche se imperfetto, rende l’individuo mille volte più vulnerabile di quanto non accada in mille parole, mille descrizioni irreali e addobbate. Non mi forzo, mi lascio scorrere liberamente così che ogni stramberia personale trovi modo di esprimersi in descrizioni più oscure forse, ma più dettagliate. La diversità fisica si riflette profondamente nell’essere,e non c’è ritocco che tenga; un essere umano coerente, sicuro, convinto, è una persona limata, rielaborata, fasullamente si costringe in una forma pre-esistente, tanto chiara e lineare, quanto irreale. In trappola, di sè.

 A tal proposito, un pezzo, piccolo:

“Spesso ho pensato che la mia gioia sarebbe di andare sempre avanti, lo sguardo dritto, senza sapere dove, senza che alcuno ne soffra, e sempre vedere nuovi paese. In nessun luogo mi sento a casa, e ovunque mi trovi vorrei essere altrove, dove non sono”.

(C.Baudelare – Le Vocazioni)

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